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Il 'Mare... ad Afragola'
Da poco uscito in libreria e nelle
edicole. E' il romanzo dal titolo "Il Mare Perduto".
Un profondo e intenso viaggio
dentro se stesso, estremamente coinvolgente, toccante, commovente.
E' il racconto, da qualche giorno in libreria e in edicola, di Tommaso
Travaglino.
La storia narra di Simòn, studioso di letteratura ebraica
o forse addirittura ebreo, vissuto nell'Italia degli ultimi anni
sessanta, che vive una esperienza surreale tutt'altro che comune
e ovvia. Giornalista, scrittore, ossessionato dalla Ricerca, a trent'anni
di distanza, il narratore "racconta" in modo convulso
e pregnante un'esperienza che culmina con visioni e con una sorta
di follia mistica che conduce il protagonista all'ospedale, forse
in manicomio.
Un testo certo, un po' difficile, ma affascinante e profondo. Il
racconto del Travaglino è una immensa metafora. Ogni rigo,
ogni parola sembra rimandare ad altri significati, a fantasmi che
solo un ebreo o un profondo conoscitore dell'ebraismo ortodosso
ed eterodosso sembra comprendere. Un libro da iniziati, quindi;
testo che si presta a diversi livelli di lettura, ma non per tutti.
Lo stile è scorrevole e a volte intenso. Le parole sono pesate,
pregnanti, non messe lì a caso. La realtà, spessissimo,
è pregna di surreale. Il Travaglino sembra uscito dalla scuola
di Marquez. Il libro "Il Mare Perduto" costa £ 10.000.
Da leggere, assolutamente.
E' un racconto autobiografico?
Assolutamente no! E' un testo - afferma il Travaglino - che si nutre
di un contesto che certo, conosco. Ma l'autore non è mai
il narratore.
Spesso però l'autore si nasconde dietro il narratore.
Certo. E' possibile. Ma non è sempre vero. Un romanzo spesso
è un'opera che esprime un messaggio, uno stato interiore;
che esprime o tenta di esprimere l'inesprimibile, che rimanda ad
altro. Quando questa vibrazione riesce a mandare in "risonanza"
lo spirito di chi legge, allora l'opera ha valore. Direi piuttosto
che il romanzo esprime il lettore, più che l'autore.
Non potevi, magari in appendice, redigere un glossario per spiegare
alcuni termini che il comune lettore non conosce?
Non l'ho fatto. Volutamente. Il romanzo non si rivolge al lettore
"comune". "Il Mare Perduto" non è un'opera
di divulgazione. Anche se avessi redatto un glossario, o avessi
elaborato una ricca premessa per introdurre il significato di alcuni
termini, non avrei risolto granché. Avrei dovuto farlo per
ogni virgola, ogni parola, ogni espressione.
In che senso?
Faccio un esempio. Quando Simòn se la prende col tempo o
descrive quello che racconta come "memoria", le espressioni
stanno a significare tutt'altro di ciò che intendiamo oggi.
Il pio israelita rivive e fa propria la storia dei padri. L'olocausto,
quindi, è la sua storia, come lo è l'esilio babilonese
o i secoli di diaspora. Questi non può assolutamente dimenticare
: il passato è un libro aperto, è l'altro Libro, è
la dimensione dinamica della Parola attraverso la quale Dio si rivela
e parla alla sua vita. L'ebreo è in perenne ascolto e la
storia parla alla sua vita perché è Dio che parla
attraverso di essa. L'ebreo non può, quindi, assolutamente
dimenticare: è in ballo la sua vita, la sua identità,
il senso della sua storia. E' il concetto di memoriale, appunto,
che esige la identificazione, anche nel passato, al ceppo etnico
di appartenenza. Passato che rivive, dunque, che irrompe nel presente
e che in un certo senso è presente. Evocare il passato significa
allora richiamarlo in tutta la sua pesantezza, gravità, gloria.
Quando Simòn racconta, allora, è come se rivivesse
realmente quanto ha vissuto trent'anni prima. Per questo è
stanco. Vivere più volte una storia così spossante
…
Il Romanzo non è a lieto fine …
Non è detto. L'ultimo atto che il protagonista compie rende
questa storia "una storia infinita".
A quando la conferenza stampa di presentazione?
A presto. Credo agli inizi di Gennaio.
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