"Il dato è incontrovertibile. Ad onta delle alzate di scudi che campanilistici uomini di scuola potrebbero operare: la scuola del Sud e nello specifico quella campana, risulta meno incisiva ed efficace di quella del centro e del nord della penisola; per non parlare di quella europea.
Eppure, coloro che di fronte al disastro si scandalizzano, sembra che lo facciano con indolenza, con rassegnazione. La coscienza dei nostri concittadini, degli uomini di scuola e dei politici rischia di non provare più fremiti di ribrezzo, rischia di incamminarsi verso quella superficialità o indifferenza, che è una delle numerose piaghe del nostro tempo e che costituirebbe male ancora peggiore.
Questo il problema, allora:l’inefficacia della nostra scuola, la de-motivazione degli alunni e degli insegnanti. Che rende la scuola, soprattutto quella del Sud, poco significativa. Perché spesso non parte dall’antropologia dei suoi allievi, dalle reali istanze formative, dalle intelligenze e dalle motivazioni all’apprendimento.
Una scuola che, in quanto de-motivata e de-motivante rischia di risultare alienante, distante, lontana dall’universo esistenziale dei suoi alunni. Ed è proprio per questo che presenta un tasso altissimo di "dispersione". Concetto, quest'ultimo, che non indica solo l’abbandono precoce del percorso di studi, ma fa riferimento, altresì, alla scarsa significatività dei percorsi educativi messi in essere". |